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Consigli pratici

Come scegliere scarpe da trekking impermeabili? Dettaglio che fa la differenza sulla durata

📅 29 Agosto 2026✍️ di Lucia Delbene⏱️ 5 min di lettura

Con l’arrivo dell’autunno e delle piogge irregolari, molti escursionisti in Italia si chiedono quale calzatura acquistare per restare all’asciutto sui sentieri di Alpi, Appennino e coste. La scelta giusta, proprio ora, incide su sicurezza, comfort e investimento nel tempo. L’obiettivo: capire quali caratteristiche contano davvero per avere una scarpa impermeabile e, soprattutto, resistente.

Dopo aver percorso a piedi tutta la costa ligure e aver trasformato quella esperienza in itinerari familiari a passo lento, ho imparato che i dettagli costruttivi sono decisivi. Negli ultimi mesi ho incrociato molte coppie di scarpe “finite” troppo in fretta: quasi sempre non per la membrana, ma per un elemento esterno trascurato in negozio.

Cosa rende davvero impermeabile una scarpa

L’impermeabilità nasce dall’accoppiata fra membrana e costruzione della tomaia. La membrana – spesso ispirata a tecnologie come Gore-Tex – è un film microforato che blocca l’acqua ma lascia uscire il vapore. Senza una tomaia ben progettata e cuciture sigillate, però, la membrana da sola non basta.

Un altro elemento è il trattamento idrorepellente del tessuto esterno, la cosiddetta Durable water repellent (DWR). Non rende la scarpa impermeabile in senso stretto, ma impedisce all’acqua di saturare i materiali, aiutando la membrana a traspirare. Infine, controllate la linguetta: deve essere a soffietto (collegata ai lati) per evitare che l’acqua entri dal collo del piede. Il collare non deve chiudere a morsa: serve spazio per calza tecnica e movimento, restando protettivo.

Il dettaglio che allunga la vita: rand 360° e nastratura

Il vero spartiacque sulla durata è la protezione perimetrale in gomma – il cosiddetto rand 360°. È la fascia che avvolge tomaia e intersuola: difende la scarpa da sassi taglienti, pietraie e sfregamenti su rocce costiere, quelli che consumano le cuciture e “bucano” indirettamente la membrana. Un rand incompleto (solo in punta o tallone) lascia zone vulnerabili: con fango e detriti, l’abrasione minima ma continua apre vie d’acqua in pochi mesi.

La differenza sta anche nella nastratura interna delle cuciture. Chiedete se tutte le giunzioni sono sigillate: non è un dettaglio visibile dall’esterno, ma è ciò che separa una scarpa impermeabile “da catalogo” da una che resta impermeabile dopo decine di uscite. “Membrana e tomaia devono lavorare in squadra: rand pieno e nastratura continua sono ciò che evita infiltrazioni e delaminazioni precoci”, spiega Marco B., tecnico calzaturiero e guida ambientale escursionistica.

Materiali e suole: durata vs comfort

Pelle o tessuto? La pelle nubuck o pieno fiore (spessori intorno a 1,6–2 mm) è più longeva e riparabile con creme specifiche; pesa un po’ di più ma resiste meglio all’abrasione. I tessuti tecnici, spesso con rinforzi in TPU o microfibra, asciugano prima e alleggeriscono il passo: validi se accompagnati da un rand generoso e inserti anti-taglio nelle aree critiche.

Sull’intersuola si gioca il compromesso chiave. L’EVA è leggerissima e confortevole ma tende a comprimersi con il tempo; il poliuretano (PU) pesa di più, smorza bene e mantiene la struttura più a lungo, utile con zaino pesante. Valutate il tipo di suola: tasselli di 4–5 mm con mescola mediamente dura offrono un buon equilibrio fra grip su bagnato e usura contenuta. Un puntale rinforzato e una protezione tallone in gomma o TPU aggiungono scudo nelle zone di maggior impatto.

Calzata, prove in negozio e manutenzione

La scarpa migliore è quella che veste il vostro piede senza punti di pressione. Provate nel pomeriggio, con i calzini che userete in escursione. Allacciatura: verificare che il tallone resti fermo in salita e che l’alluce non tocchi la punta in discesa. Fate qualche step su rampe o gradini in negozio simulando carico con zaino.

Un test rapido: indossate le scarpe, stringete bene e camminate su un tappetino bagnato o un panno umido per alcuni minuti; poi controllate eventuali umidità localizzate sul calzino. Non sostituisce le prove di laboratorio, ma smaschera punti deboli evidenti.

La manutenzione allunga davvero la vita: pulizia con spazzola morbida dopo ogni uscita, asciugatura lontano da fonti dirette di calore, rinnovo periodico della DWR con spray o cera specifica per il materiale della tomaia. Sulla pelle, pochi prodotti ma buoni; sui tessuti, spray idrorepellenti dedicati. Ricordate: la DWR non “ripara” la membrana, ma migliora la traspirazione mantenendo l’esterno asciutto.

Stagionalità e modelli: low, mid o high?

In autunno-inverno, una tomaia mid o high protegge caviglia e mantiene fuori fango e acqua. In primavera piovosa, le mid restano versatili anche su sentieri costieri. D’estate, specie sul caldo mediterraneo, la membrana può risultare calda: alternativa valida è una scarpa non impermeabile ben ventilata con ghetta leggera, accettando piedi bagnati ma che asciugano in fretta.

Sulle creuze liguri, spesso miste a roccia e sabbia, ho trovato equilibrio in scarpe mid con rand integrale e suola non troppo morbida: tengono bene sulle lastre bagnate senza consumarsi dopo poche uscite. Con la famiglia, preferisco calzate generose in punta per evitare unghie sollecitate in discesa e favorire la circolazione.

Checklist rapida prima dell’acquisto

  • Rand in gomma 360° continuo e ben incollato, puntale e tallone rinforzati.
  • Membrana accreditata e cuciture nastrate; linguetta a soffietto integrale.
  • Tomaia adeguata all’uso: pelle per durata, tessuto tecnico per leggerezza.
  • Intersuola: EVA per comfort leggero; PU per maggiore longevità e stabilità.
  • Suola con tasselli 4–5 mm e mescola equilibrata; informatevi su eventuale possibilità di risuolatura.

La scelta più intelligente non è la più aggressiva in catalogo, ma quella che abbina protezioni esterne efficaci e costruzione interna curata. È il dettaglio del rand completo, insieme alla nastratura, a fare la differenza sulla durata: controllarlo in negozio significa guadagnare mesi – spesso anni – di escursioni serene, anche quando il meteo decide di cambiare all’improvviso.

Lucia Delbene

Dopo un viaggio a piedi lungo tutta la costa ligure, Lucia si è dedicata alla scrittura di itinerari costieri e ciclovie. Ama viaggiare con lo zaino e raccontare esperienze di turismo lento, coinvolgendo anche la sua famiglia nelle escursioni e valorizzando la natura mediterranea.