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Escursioni vicino ai laghi alpini: percorsi rilassanti lontani dalla folla e angoli perfetti per una sosta scenografica

📅 10 Agosto 2026✍️ di Rosa Granzotto⏱️ 5 min di lettura

È una mattina di settembre quando ritrovo l’entusiasmo più puro escursionismo: quello che niente ha a che fare con le classifiche dei picchi, ma tutto con la capacità di fermarsi. Sono seduta sulle sponde del Lago di Sorapis, in Veneto, e osservo come l’acqua verde smeraldo riflette le pareti calcaree. Non c’è quasi nessuno. Questo è l’escursionismo che conosco da trent’anni, quello che i gruppi organizzati non raggiungono, dove lo sforzo fisico è moderato e la ricompensa è intimità con il paesaggio.

Le Alpi non sono soltanto le montagne che si conquistano. Sono anche i laghi che si visitano come amici, con il ritmo giusto, respirando profondamente. Dopo decenni di traversate nelle Dolomiti e nelle Carniche, ho capito che i percorsi più memorabili non sono quelli che finiscono in cima, ma quelli che si concludono davanti a uno specchio d’acqua dove il tempo si dilata. Voglio condividere con voi questa particolare sensibilità alpina, perché credo che la montagna moderna abbia bisogno di storie diverse.

I laghi alpini come destino, non come tappe

Ci sono laghi che rimangono poco conosciuti nonostante l’accessibilità relativamente agevole. Non sono nascosti per difficoltà, ma semplicemente perché gli algoritmi del turismo di massa li ignorano. Il Lago di Ghedina, a pochi chilometri da Cortina d’Ampezzo, ne è un esempio perfetto. La passeggiata dal rifugio Fedare dura meno di un’ora, il dislivello è quasi inesistente, eppure vi troverete in uno scenario dove le montagne sembrano specchi rovesciati e la luce cambia ogni minuto.

Quello che apprezzo di questi percorsi è la loro onestà. Non promettono la conquista, ma l’incontro. Mi ricordo di una settimana di giugno quando accompagnai un gruppo di sedici persone al Lago di Seralunghe, nel territorio del Cadore. Nessuno corse, nessuno si lamentò. Invece, camminavamo insieme, raccontavamo storie, notavamo i fiori alpini, ci fermavamo dove il paesaggio lo chiedeva. Quando raggiungemmo la sponda e vedemmo il riflesso delle Tre Cime al tramonto, alcuni piangevano. Non era fatica, era gratitudine.

I laghi alpini rappresentano infatti un ecosistema fragile e affascinante. Formati dal ritiro dei ghiacciai durante le ere quaternarie, conservano acque fredde e limpide che meritano rispetto. Visitarli significa entrare in una relazione, non conquistare un trofeo fotografico.

Percorsi leggeri, impatto leggero

Non tutte le escursioni devono trasformarsi in prove di resistenza. Anzi, in questi ultimi anni ho notato una crescente voglia di camminare senza ansia, di arrivare a destinazioni che non richiedono attrezzature tecniche ma semplicemente scarpe comode e una borraccia. Questi percorsi sono quelli che amo maggiormente perché includono tutti: bambini piccoli, anziani, persone che tornano alla montagna dopo anni di assenza.

Prendo ad esempio il sentiero che parte da Passo Ghedina e conduce al Lago d’Antorno. È una delle passeggiate più affascinate che conosco, interamente in quota senza alcun ostacolo. La durata totale è di circa tre ore andata e ritorno, il terreno è ben segnalato, e il panorama è tale che vi sentirete dentro una cartolina per tutta la durata. Ho sempre notato che quando il cammino è leggero, la mente si libera e l’ascolto della natura diventa possibile.

Questi percorsi insegnano anche il comportamento responsabile. Quando non sei focalizzato sulla sfida fisica, hai spazio mentale per riprendere i rifiuti che altri hanno lasciato, per prestare attenzione al comportamento sostenibile che ogni visitatore dovrebbe adottare. Il turismo slow non è solo una tendenza, è una necessità urgente per montagne sempre più frequentate.

Gli angoli perfetti per fermarsi davvero

Una delle ricchezze nascoste del turismo alpino sono le sponde meno evidenti, quelle che richiedono di scendere di pochi metri dal sentiero principale. Accanto al Lago di Limides, nel territorio auronzo, esiste una piccola baia dove l’acqua è più calda, dove crescono rododendri selvaggi e dove ho passato pomeriggi interi con un taccuino a disegnare profili di montagne. Non è un luogo “famoso”, ma è un luogo autentico.

Scoprire questi angoli richiede tempo, curiosità, e spesso il consiglio di chi la montagna la vive davvero. Non vengono segnalati sui siti turistici principali, non hanno parcheggi dedicati, non compaiono nelle foto Instagram. Esattamente per questo motivo, conservano una qualità di paz e di solitudine che ormai è rara. Mi piace pensare che il valore di un luogo non sia inversamente proporzionale al numero di visitatori, bensì alla profondità dell’esperienza che consente.

Ho imparato che i momenti più memorabili non accadono quando raggiungi la cima, ma quando ti siedi in silenzio accanto a un lago alpino, magari con le gambe a mollo nell’acqua gelida, e permetti al paesaggio di parlarti. Questi istanti non si programmano: si creano quando c’è spazio per loro, quando non sei in corsa verso l’obiettivo successivo.

La preparazione pratica e il senso della stagione

Prima di avventurarsi verso questi laghi, è fondamentale comprendere il ciclo delle stagioni. Ogni epoca dell’anno regala sensazioni completamente diverse. La primavera tarda, quando i sentieri si liberano dalla neve ma l’aria mantiene ancora quella freschezza tagliente, offre panorami dove tutto fiorisce contemporaneamente. L’estate, senza dubbi, è la stagione più comoda, ma anche quella dove la presenza umana è massima. L’autunno è il momento che preferisco: i colori, la luce bassa al tramonto, il senso di transizione che permea ogni cosa.

Prima di partire, è essenziale controllare le condizioni del sentiero, portare una mappa cartacea oltre al dispositivo digitale, e comunicare il vostro itinerario a qualcuno che rimane in valle. Le montagne sono benevole solo se le rispetti e le conosci. Una torcia frontale, anche se il cammino è breve, un telefono carico, indumenti a strati: sono le piccolezze che trasformano un’escursione in un’esperienza serena.

Ritorno al presente, con lo sguardo consapevole

Quando penso a questi laghi alpini, non posso che ricollegare il mio percorso personale: trent’anni di accompagnare persone verso questi specchi d’acqua mi hanno insegnato che il vero turismo consiste nel moltiplicare i momenti di bellezza e consapevolezza, non nel moltiplicare gli accessi. Torno sempre al lago di Sorapis perché sa parlarmi. Torno perché senza fretta, il paesaggio rivela strati che dalle cime non si vedono.

Le Alpi stanno cambiando. I ghiacciai si ritirano, i sentieri si trasformano, le presenze umane si moltiplicano. La responsabilità di chi ama queste montagne è di documentare la loro bellezza senza accelerarne la scomparsa. I percorsi tranquilli verso i laghi rappresentano questa possibilità: di stare dentro la bellezza senza consumarla, di raccontare storie vere invece di numeri di comprati online.

Rosa Granzotto

Rosa ha trascorso buona parte della vita esplorando le Dolomiti e accompagnando gruppi nelle Alpi Carniche. Specializzata nel turismo slow, racconta le sue traversate stagionali e condivide suggerimenti pratici per vivere la natura anche attraverso cucina tipica e incontri con artigiani locali.