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Storie di errori commessi in montagna: lezioni che possono salvarti dalla classica distrazione che capita anche agli esperti

📅 19 Agosto 2026✍️ di Dario Furlan⏱️ 5 min di lettura

Quante volte sei stato in montagna e ti è capitato di fare quella cosa che pensi “non mi succederà mai”? Io l’ho visto accadere persino a guide alpine con vent’anni di esperienza. Non è questione di competenza, ma di attenzione. La montagna ti distrae in modo sottile: la bellezza del panorama, la fatica che cala le difese mentali, il ritmo che diventa automatico. E lì, in quel momento di distrazione, puoi commettere errori che altri hanno già commesso e da cui possiamo tutti imparare.

Il classico errore dell’acqua e dell’idratazione

Conosci quella sensazione quando sei a metà salita e inizia a venirti sete? Bene, probabilmente è già tardi. Ho visto escursionisti esperti scendere dalla cima del Gran Paradiso con i livelli di idratazione critici, semplicemente perché non avevano calcolato correttamente il tempo di permanenza in quota o perché avevano dato per scontato di trovare una sorgente che non c’era.

L’errore principale non è dimenticare l’acqua, ma portarne troppo poca. Pensi di essere efficiente, di ridurre il peso. In realtà, un’idratazione insufficiente accelera l’affaticamento mentale, e affaticamento mentale significa distrazione. Significa perdere l’attenzione su dove metti i piedi, sulle variazioni di meteo, sulla valutazione dei rischi.

Ecco il criterio di scelta: calcola il doppio di quello che pensi di bere. Se prevedi sei ore di escursione in estate, non tre litri, ma almeno sei litri di acqua. Sì, è più peso. Ma è il peso della sicurezza.

La mappa che non consulti finché non è troppo tardi

Hai lo smartphone con il GPS, la mappa scaricata offline, magari anche una versione cartacea nello zaino. Ma durante l’escursione non la guardi quasi mai, perché il sentiero è “ovvio”. Le frecce rosse e bianche sono chiare. Cosa potrebbe andare male?

Ti dirò cosa: i sentieri si biforcano quando meno te lo aspetti. Ho incontrato persone che erano convinte di aver sbagliato traccia soltanto quando si trovavano già a cento metri dal percorso giusto, in un punto dove tornare indietro significava perdere venti minuti cruciali. Perché aveva piovuto la notte prima e le segnalazioni erano appena un po’ meno visibili del solito.

La regola fondamentale è consultare la mappa ogni venti minuti. Non ogni ora. Ogni venti minuti. Prendi il GPS, verifica la tua posizione, controlla se il sentiero prossimo corrisponde a quanto vedi sulla mappa. Questa abitudine di controllo frequente è quello che distingue chi rimane concentrato da chi finisce a fare Orientamento|strappi mentali quando si rende conto di aver deviato.

Lo zaino che pesa troppo e il corpo che protesta

Ecco un errore che persino gli escursionisti regolari commettono: portare uno zaino troppo pesante “per sicurezza”. Una maglia extra, una corda aggiuntiva, attrezzature “che potrebbero servire”. Il peso aumenta, la fatica aumenta, e il corpo inizia a mandare segnali di stress che il cervello interpreta come urgenza di tornare.

Ma c’è qualcosa di più subdolo: uno zaino pesante cambia il tuo baricentro, ti stanca più velocemente, e soprattutto ti rende meno reattivo. Se devi fare un passo veloce per evitare un pericolo, il peso extra ti rallenta. Se devi accovacciarti per controllare il sentiero, lo sforzo è maggiore. Se devi saltare un piccolo ostacolo, la coordinazione è compromessa.

Il peso ideale di uno zaino per un’escursione di una giornata è il 10-15 percento del tuo peso corporeo. Non di più. Tutto il resto—comfort, versatilità, “e se serva”—viene dopo questo parametro. Se pesi 80 chili, il tuo zaino non dovrebbe superare gli 8-12 chili. Questo significa fare scelte precise su cosa portare e cosa no.

La pausa che non fai quando dovresti

Questa è subdola. Stai bene, il ritmo è buono, il tempo regge. Pensi di non avere bisogno di pausa. Continui. Continui ancora. E poi, improvvisamente, senti un calo. Non è solo stanchezza fisica: è il cervello che chiede ossigeno e riposo, e tu continui a negarglieli.

Le pause non sono lussi: sono manutenzione ordinaria del tuo corpo e della tua mente. Ogni novanta minuti, una pausa di dieci-quindici minuti. Bevi qualcosa, mangia una piccola porzione di carboidrati, riposa gli occhi dalla focalizzazione del sentiero.

Questa disciplina mantiene costante la concentrazione e riduce significativamente gli errori di valutazione. Ho notato che gli escursionisti che hanno il maggior numero di incidenti sono quelli che cercano di “fare bene a tutti i costi”, senza ascoltare il corpo.

Il meteo che ignori finché non diventa pericoloso

Vedi una nuvola in lontananza ma il sole splende. Continui. Vedi il vento aumentare leggermente, ma non sei al punto di voltare. Continui ancora. Il meteo è uno dei fattori più imprevedibili, e il più ignorato dai distratti.

La regola è consultare le previsioni meteo non solo prima di partire, ma anche durante l’escursione, usando un’app aggiornata. E soprattutto, devi avere un piano B: l’altitudine massima che raggiungerai, il tempo oltre il quale torni indietro senza discutere, il percorso alternativo se il meteo peggiora Previsione meteo|sulla tua quota.

Se sei in montagna e il meteo cambia velocemente, tu devi già avere deciso in anticipo cosa farai. Non puoi decidere in quel momento: sarai stanco, distratto, e tendenzialmente ottimista sulla situazione. Meglio decidere adesso, quando sei a casa.

Cosa fare adesso

Se fossi al posto tuo, inizierei dalle basi: la prossima volta che esci, porta il doppio dell’acqua che pensi di bere. Consulta la mappa ogni venti minuti. Riduci il peso dello zaino al 15 percento del tuo peso corporeo. Fai una pausa ogni novanta minuti. Pianifica il tuo piano B per il meteo prima di partire.

Questi non sono i consigli di chi non ha mai sbagliato. Sono i consigli di chi ha sbagliato e ha imparato. La montagna non perdona le distrazioni croniche, ma perdona chi impara dai propri errori e da quelli altrui.

Checklist operativa:

  • Calcola l’acqua necessaria (doppio della tua stima iniziale)
  • Scarica la mappa offline e consulta il GPS ogni venti minuti
  • Pesa lo zaino: non deve superare il 15% del tuo peso corporeo
  • Pianifica le pause ogni novanta minuti
  • Decidi il piano B meteo prima di partire (altitudine massima, ora limite, percorso alternativo)
  • Controlla le previsioni meteo durante l’escursione con un’app aggiornata
  • Rivedi questa checklist la sera prima di ogni escursione

Dario Furlan

Lasciato il lavoro d’ufficio a Milano, Dario si è reinventato tra sentieri del Gran Paradiso e laghi alpini. Ha percorso tratti impegnativi della Via Francigena e testato per mesi l’escursionismo in tutte le stagioni, raccontando le sue esperienze e consigliando attrezzature per ogni esigenza.