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Che tipo di cappello è meglio usare in estate sui sentieri? Un modello poco noto protegge dal caldo più dei comuni berretti

📅 26 Agosto 2026✍️ di Paola Vezzani⏱️ 4 min di lettura

Quando si affronta un sentiero montano durante la stagione estiva, la scelta del copricapo riveste un’importanza spesso sottovalutata dagli escursionisti. La maggior parte dei percorrenti opta per soluzioni convenzionali come berretti da baseball o cappellini sportivi, senza considerare che esistono modelli meno diffusi ma notevolmente più efficaci nel contrastare il caldo e l’irraggiamento solare. Sulla base dell’esperienza maturata durante anni di camminate in alta quota e della ricerca di soluzioni pratiche per le escursioni estive, emergono dati interessanti circa le performance termiche di alcune tipologie di cappelli.

I limiti dei berretti tradizionali in montagna

I berretti da baseball costituiscono la scelta predominante tra gli escursionisti, ma presentano una protezione solare incompleta. La visiera frontale copre efficacemente gli occhi e la fronte, tuttavia lascia esposti il cranio, la nuca e le orecchie, aree particolarmente vulnerabili alle scottature. Durante le escursioni estive, la radiazione solare|radiazione ultravioletta colpisce anche dagli angoli laterali e dal basso, rimbalzando su rocce chiare e superfici d’acqua. Studi dermici evidenziano che circa il 40% delle scottature solari si verificano in zone coperte da visiere parziali, proprio perché il contatto accidentale con il cappello crea una falsa sensazione di protezione.

Il copricapo tradizionale, inoltre, comporta una scarsa ventilazione. Il cappellino aderisce alla fronte e ai lati della testa, creando microclimi umidi dove sudore e calore si concentrano, riducendo l’efficienza della traspirazione naturale del corpo.

Il cappello coloniale: la soluzione poco conosciuta

Il cappello coloniale, noto anche come “aussie hat” o “bucket hat allargato”, rappresenta un’alternativa raramente considerata dagli escursionisti europei, nonostante le sue caratteristiche termiche superiori. Si tratta di un copricapo con tesa circolare ampia, generalmente tra 7 e 10 centimetri, che avvolge completamente il cranio garantendo protezione a 360 gradi.

A differenza del cappello da pioggia tradizionale, il cappello coloniale presenta una struttura semirigidata che consente alla tesa di mantenere una forma che non ostruisce la visione periferica. La profondità della calotta protegge le orecchie e la parte posteriore del collo senza compromettere la ventilazione posteriore.

I materiali migliori per questo uso includono lino, cotone organico certificato e miscele tecniche a trama larga che favoriscono il passaggio dell’aria. Alcuni modelli presentano cinghie di ancoraggio regolabili in grado di stabilizzare il cappello durante la marcia su terreni esposti, elemento cruciale su sentieri ventosi d’altura.

Efficienza termica e misurazione della protezione

Le ricerche nel campo dell’abbigliamento escursionistico evidenziano che un cappello coloniale ben costruito riduce la temperatura superficiale del cranio di 3-5 gradi Celsius rispetto a un berretto da baseball nelle medesime condizioni di irraggiamento. Questa differenza, apparentemente modesta, incide significativamente sulla velocità di affaticamento termico durante sforzi prolungati.

La misurazione della protezione solare si esprime attraverso l’indice UPF, Ultraviolet Protection Factor. Un berretto da baseball standard offre UPF 15-25 sulle aree coperte, mentre un cappello coloniale in tessuto certificato raggiunge UPF 50+, protezione massima. Cruciale è che la tesa larga crea zone d’ombra anche sul viso e sul collo, riducendo l’esposizione complessiva.

Durante le escursioni in alta quota, dove l’atmosfera contiene meno polveri e la riflessione dai ghiacciai amplifica l’irraggiamento, la differenza prestazionale diventa ancora più marcata. Gli escursionisti che operano su sentieri alpini sopra i 2.000 metri riferiscono comunemente una minore sensazione di affaticamento oculare e cefalea termica quando utilizzano cappelli a tesa ampia rispetto a soluzioni convenzionali.

Ventilazione e gestione dell’umidità

La ventilazione costituisce il secondo fattore determinante nella performance di un cappello estivo. Un cappello coloniale correttamente progettato presenta fessure di aerazione sulla calotta, cordoni di sfiato regolabili e uno spazio tra la struttura e il cuoio capelluto che consente il passaggio dell’aria.

Questa configurazione risulta superiore al berretto aderente, che comprime il cuoio capelluto limitando l’evapotraspirazione. Durante una marcia in pendenza con temperature esterne di 25-28 gradi Celsius, la differenza nella capacità di dissipazione del calore corporeo diventa misurabile: il tasso di sudorazione rimane stabile, ma la sua evaporazione avviene più efficientemente.

Il sistema di regolazione mediante cinghia posteriore consente di allentare il cappello durante le soste, favorendo la circolazione d’aria e accelerando il raffreddamento della zona cranica.

Praticità e considerazioni logistiche

Un elemento spesso trascurato è la portabilità. Il cappello coloniale, quando non indossato, si appiattisce più compattamente rispetto a cappelli rigidi, occupando spazio minore nello zaino. Questo rappresenta un vantaggio concreto nelle escursioni giornaliere dove lo spazio è limitato.

La manutenzione risulta anch’essa semplificata: la maggior parte dei modelli in tessuto sintetico asciuga rapidamente se bagnati, fondamentale nei contesti alpini dove il meteo cambia bruscamente. I cappelli da baseball con visiera rigida, al contrario, mantengono l’umidità più a lungo, creando condizioni sfavorevoli nella parte frontale.

Per chi pratica escursionismo estivo frequente, investire in un cappello coloniale di qualità, caratterizzato da certificazione UPF 50+, cinghia di ancoraggio regolabile e tessuti traspiranti, rappresenta una scelta razionale dal punto di vista della protezione solare e del comfort termico.

Conclusioni pratiche per l’escursionista

La selezione del copricapo appropriato non rappresenta una decisione trascurabile nell’equipaggiamento dell’escursionista estivo. Mentre i berretti tradizionali rimangono soluzioni valide per escursioni brevi in zone boschive, il cappello coloniale si profila come alternativa tecnica superiore per i percorsi esposti e le camminate prolungate.

La protezione solare completa, la ventilazione efficiente e la praticità logistica ne giustificano l’adozione, in particolare per chi affronta regolarmente sentieri d’altura durante i mesi estivi. L’investimento inizialmente più elevato rispetto a un cappellino standard risulta ammortizzato dalla maggior durabilità e dalle prestazioni termiche costanti nel tempo.

Paola Vezzani

Paola ha iniziato con la marcia alpina in Val di Susa e oggi organizza percorsi guidati nel nord Italia. Ha trascorso un’estate vivendo in una yurta nei boschi friulani e usa spesso il kayak per raggiungere luoghi remoti da raccontare nei suoi articoli sul rapporto tra uomo e natura.